Carcer Tullianum

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Storia e architettura del Carcere Tullianum

Il Carcere Tulliano, detto anche Carcere Mamertino, è il carcere più antico di Roma, collocato per la sua importanza storica nel cuore della città, in prossimità della Via Sacra nel Foro.
Affacciandosi sul Foro Romano, incarna da più di 3.000 anni uno dei tesori architettonici e storici più preziosi della capitale.
Risalendo all’età repubblicana, ha visto susseguirsi le incarcerazioni dei principali nemici e traditori del popolo romano, così come di molti prigionieri illustri e di importanti personaggi legati alle vicende cristiane dell’Antica Roma.

Il complesso si trova al di sotto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, risalente al XVI secolo, in quell’area del Foro Romano storicamente dedicata allo svolgimento delle attività giudiziarie.
Il Carcere Tulliano è stato realizzato durante il regno del quarto Re di Roma, Anco Marzio, noto per aver regnato nell’Antica Roma per ben 25 anni, prima di morire per cause naturali.
L’etimologia del suo nome, tullianum, pare derivi da tullus, polla d’acqua, termine indicativo dell’effettiva presenza di una vera e propria fonte d’acqua all’interno della struttura.
Giugurta, venne condannato a morire proprio in queste acque, così come si evince anche dai numerosi scritti antichi che si soffermano a descrivere il Carcere Tullianum come un luogo lugubre e spaventoso, eretto al di sopra di una sorgente d’acqua tutt’oggi attiva.
La prigionia, precedente alla condanna a morte, poteva essere sia lunga che di breve durata, a seconda della gravità dei reati commessi nei confronti dello Stato o del popolo romano.
Tra i più celebri condannati a morte nel Carcere Tullianum vi è Vercingetorige, Principe di Gallia, decapitato dopo ben sei anni di prigionia, ma anche gli apostoli San Pietro e Paolo, incarcerati in epoca neroniana e i congiurati di Lucio Sergio Catilina, senatore e militante romano noto per aver cercato di sovvertire l’oligarchia alla base dell’antica Repubblica Romana.

Storie della tradizione Cristiana

L’incarcerazione di San Pietro viene raccontata dalla tradizione Cristiana con un’impresa incredibile, secondo cui l’apostolo, tramite l’utilizzo di un bastone, fece uscire dell’acqua dalle fondamenta delle carceri per battezzare gli altri prigionieri, nonché i i custodi delle celle Processo e Martiniano, morti poi anch’essi come martiri.
Un’altra curiosa leggenda racconta anche che San Pietro, nella discesa verso le celle, cadde picchiando la testa contro la parete in pietra, lasciando l’impronta del proprio capo su di una roccia, ancora oggi conservata e protetta da una rete metallica.
Questi racconti, seppur non trovino tutt’ora conferma da parte della storia, hanno dato adito fin dall’antichità ad un forte riscontro da parte del popolo credente, facendo sì che nel VIII secolo il carcere fosse protagonista di una vera e propria opera di cristianizzazione, che lo ha convertito a tutti gli effetti in un luogo di culto, con la costruzione della Chiesa di San Pietro e San Paolo in Carcere e la creazione di affreschi e dipinti su muro.
Nacque così la Chiesa, ricavata dalla cella più bassa del Tullianum e ancora oggi meta di pellegrinaggio per i cristiani di tutto il mondo.
È proprio in concomitanza con quest’opera di cristianizzazione che il Carcere Tullianum inizia ad essere chiamato anche Carcere Mamertino, diventando un punto di riferimento per tutti i credenti e rafforzando ulteriormente quella che è la ricca storia di un edificio fuori dall’ordinario.

Panoramica sulla struttura architettonica del Carcere Tullianum

La struttura architettonica del carcere è caratterizzata dalla presenza di una serie di grotte, scavate su due differenti piani sovrapposti l’uno sull’altro, in prossimità delle pendici meridionali del Campidoglio.
Il livello più antico e profondo, il tullianum, è di origine arcaica e presenta una forma semicircolare, ed è stato ricavato scavando direttamente all’interno delle mura di cinta realizzate per proteggere il Campidoglio.
Il secondo piano, invece, denominato carcer, è stato sovrapposto al primo in età repubblicana, e veniva utilizzato in quest’epoca come luogo di reclusione per quei prigionieri che attendevano di essere giustiziati.
Una rampa di scale consente l’accesso alla parte più antica della struttura, mentre un’entrata costruita probabilmente intorno al II secolo conduce alla stanza di forma trapezoidale che caratterizza il carcer, sorvolata da splendide volta a botte che si ergono su robuste pareti costruite in tufo.
L’ingresso principale avveniva probabilmente per mezzo di una piccola porta che è tutt’oggi presente al piano superiore del carcere; la botola d’accesso oggi coperta da una grata metallica è di recente costruzione, così come il piano pavimentale in cui è alloggiata, entrambi infatti risalgono almeno al XVIII secolo.
La facciata attualmente visibile dell’edificio è riconducibile all’età imperiale e va a ricoprire quella più antica, originariamente costruita, come le pareti, tramite l’impiego di grandi blocchi di roccia magmatica.

A partire dal 2000, per ben dieci anni, la sopraintendenza archeologica della città di Roma si è occupata in maniera approfondita di riqualificare la struttura del Carcere Tullianum, riaprendo l’edificio al pubblico soltanto nel 2010, dopo svariate fasi di studio ed analisi e diversi interventi di restauro.
L’intento è stato quello di offrire al pubblico l’opportunità di osservare da vicino quelli che sono gli ambienti di un edificio architettonico unico nel suo genere, nonché la possibilità di contemplare da vicino gli affreschi e gli altri elementi simbolo del culto della Chiesa Cristiana tutt’oggi custoditi all’interno del carcere.

Orari e indicazioni utili per visitare il sito archeologico

È possibile visitare il sito archeologico del Carcere Tullianum tutti i giorni dal lunedì alla domenica, nelle seguenti fasce orarie:

8.30-16.30 (dall’ultima domenica di Ottobre fino all’ultimo sabato di Marzo)
8.30-18.30 (dall’ultima domenica di Marzo al 31 Agosto)
8.30-18.00 (dal 1 al 30 di Settembre)
8.30-17.30 (dal 1 Ottobre all’ultimo sabato di Ottobre)

Il tariffario relativo alla visita è di 10€ per il biglietto intero e di 5€ per il biglietto ridotto. La biglietteria chiude un’ora prima.

Durante la visita è possibile usufruire anche di un percorso multimediale della durata di circa un’ora, da effettuarsi tramite la consultazione degli appositi tablet, i quali offrono la visione esclusiva di una serie di interessanti ricostruzioni adoperate sugli ambienti originali, oltre a nozioni ed approfondimenti relativi alle scoperte effettuate durante gli scavi archeologici.

L’indirizzo del sito archeologico è:
Clivo Argentario, 1, 00186 Roma.

Giorni di apertura al pubblico:
Lunedi – Domenica
8.30 – 16.30 (ultima domenica di ottobre fino all’ultimo sabato di Marzo)
8.30 – 18.30 (dall’ultima domenica di Marzo al 31 Agosto)
8.30 – 18.00 (dal 1 Settembre al 30 Settembre)
8.30 – 17.30 (dal 1 Ottobre all’ultimo sabato di Ottobre)

La biglietteria chiude un’ora prima

Consulta le fermate dell’Open Bus Vatican&Rome sulla mappa, per trovare la fermata più prossima all’attrazione che ti interessa visitare;
In alternativa consulta https://www.google.com/maps per indicazioni sui mezzi pubblici.
Ricorda: con Omnia 72h hai accesso a tutti i mezzi di trasporto pubblico cittadini.

Colosseo, Foro Romano, Palatino

 

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